Se non ci si aiuta tra vicini…
Dev’essere stato mentre dormivo che il carrarmato mi è passato sopra. Perché è così che mi sento oggi: sbriciolata, dolente, morente, cadente, potrei andare avanti per ore. Mi piace lamentarmi a morte quando sto male, mi piace essere accudita amorevolmente, coccolata e rassicurata come quando ero FIGLIA: mi ficcavo a letto con una pila di giornaletti e la mamma, sollecita e sorridente, mi portava spremute d’arancia e biscotti all’anice.
Ora sono io la mamma e mia figlia, quando mi vede a letto, mi guarda come il montanaro che vede accasciarsi l’asino che gli porta la soma.
"Mami hai la febbre? Ti serve qualcosa?" Nessuna attesa di risposta. “Io vado a pallavolo, poi passo da nonosochi a ripassare storia, ci vediamo ciao mami”. E via come il vento.
Un’adolescente per casa è un’esperienza che non vale la pena vivere.
Mi rimesto infelice tra le coltri, abbandonandomi a un torpore in cui compaiono in sequenza tè caldi, tachipirine che arrivano da sole dalla farmacia, coperte che placano i brividi, una mano fresca sulla fronte, il sorriso della mamma, una suonata di citofono… Una suonata di citof…Balzo sul letto. Non può essere, è l’effetto del delirio: quel coso non suona mai, a parte per le raccomandate. Comunque vado.
“Si?”
“Signora sono Sempronio del terzo piano.”
Quel rompicoglioni di Sempronio del terzo piano, più esattamente.
“Mi dica ingegnere”
“Il motorino di sua figlia è parcheggiato male. Mi impedisce di fare manovra, signora (esse sibilata).”
Vedo una grande luce: sono le fiamme in cui sta bruciando Giorgia a fuoco lento.
“Ingegnere abbia pazienza lo sposti lei, per cortesia, sono a letto influenzata.”
“Neanche per sogno, cara signora, non mi prendo questa responsabilità.” risponde con la voce stridula e compunta del rompicoglioni di razza.
“Scendo” rispondo laconica. Accarezzo l’idea di portami giù il coltello del pane e farlo fuori in garage. Chi mai potrebbe pensare a me, non ho un movente. L’ingegnere mi aspetta impettito nel suo cappottino cammello e guanti in mano.
Naturalmente non si muove di un millimetro mentre mi esce un ernia per trascinare il motorino qualche metro più in là.
“Ingegnere senta, devo chiederle un favore." Mi guarda allibito.
“Non farebbe mica un salto alla farmacia qui di fronte per una tachipirina, sa la momento non c’è nessuno che…"
“Assolutamente no signora, spiacente. Lei potrebbe anche prenderne venti e morire e io ne sarei responsabile. Buona giornata."
Mette in moto e se ne va, non dove dovrebbe, ma se ne va.
Guardo il mazzo di chiavi di casa che ho in mano: c'è n’è una più appuntita e davanti a me c’è la macchina della moglie del rompicoglioni…
Non ce lo fatta. Me ne sono tornata a letto e sono qui a meditare una vendetta.
postato da: violacciocca alle ore 08:46 | Permalink | commenti (22)
categoria:lingegnere del terzo piano
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